Il caso Van Gogh . I colori della follia

mar 20 set 2011

Mente

 

Dott.ssa Marisa Castigliego : Dott.ssa in Lettere moderne

 

 

L’ idea di un colore che contrassegnasse lo stato psichico di Vincent è quella di una“circolarità cromatica” del suo percorso artistico,  venuta fuori da un attento studio delle lettere, della biografia ma soprattutto dall’analisi delle sue tele.Non bisogna mai perdere di vista i sentimenti e le sofferenze che ci consentono di penetrare a fondo nelle sue pennellate.

La vita di Vincent può essere definita un doloroso cammino nell’isolamento. Riceve affetto solo da suo fratello Theo e da pochi amici. Le singole sconfitte subite come l’amore non corrisposto per Ursula Loyer e la cugina Kate, le relazioni burrascose con la prostituta Sien e Margot Begemann, i litigi con il padre, danno vita ad un vero e proprio dramma interiore che porterà Vincent alla continua ricerca di una famiglia e di un legame stabile.L’arte di Vincent, nasce dal desiderio di sollevarsi da un vuoto esistenziale.Durante i suoi momenti di crisi, Vincent si sente depresso e inutile ma proprio in questa fase non fa altro che incubare l’energia che si scatenerà in seguito, portando l’artista a lavorare senza sosta con intenso furore cromatico. I periodi più creativi subiscono il disagio esistenziale con la ripetizione ossessiva di determinati soggetti e la predominanza di particolari colori.Dal 1880 il colore preferito di Vincent era stato il giallo. La predilezione per questo colore era dovuta all’abuso che faceva di assenzio. Questo liquore, particolarmente tossico, agiva sul sistema nervoso provocando allucinazioni, attacchi epilettici e la xantopia, ovvero la “visione gialla” degli oggetti.A causa delle sostanze tossiche che provocavano questo disturbo visivo, Vincent adoperò in quegli anni prevalentemente il giallo.I suoi gialli denunciano la perdita di contatto con la realtà, una patologia psichica dapprima latente e poi sempre più conclamata che lo porterà al suicidio.La malattia mentale si manifesta come incapacità comunicativa tra se stesso ed il resto del mondo.I suoi conflitti inconsci sono esternati nell’oggetto artistico. Attraverso l’arte, cerca di dar voce alla propria sofferenza.L’evoluzione artistica di Vincent può essere intesa come “itinerario circolare” che  conduce l’artista dalle tenebre alla luce e dalla luce alle tenebre. Dagli anni oscuri olandesi, l’artista si spingerà verso la scoperta del colore nel periodo parigino, fino a culminare nel massimo furore cromatico con l’approdo ad Arles.Da questo momento, il cerchio si ricongiunge con il ritorno dell’artista nelle tenebre della morte.E’ il 1888, quando Vincent sente il bisogno di evadere dalla città per cercare nuovi ambienti, nuovi colori.Il paradiso artificiale di Vincent è la sua amata Arles con i suoi tramonti arancioni, il giallo del sole.Questa città così luminosa e solare, ricorda a Vincent il Giappone. Proprio in questa città il senso del colore giunge a maturazione. Riesce ad ottenere la serenità e l’armonia, rafforzando tutti i colori.Fà uso di spessi strati di colore, addirittura premeva l’intero tubetto di colore sulla tela.Esasperando il colore mirava ad esprimersi istintivamente.Vincent si serve del colore per accentuare ogni cosa. Le sue pennellate sono inquiete, si accavallano come onde in tempesta. La maggior parte delle sue tele sono caratterizzate dal binomio vita-morte.Non a caso il giallo è sempre ricorrente, come il blu ed il nero.; due colori che simboleggiano la vita e la morte, l’inizio e la fineAd Arles, Vincent ordina grandi quantità di colori perché la realtà del Sud era così colorata,  che la precedente tavolozza olandese non poteva reggere il confronto. Il giallo per Vincent ha un significato particolare: è il colore del sole, dell’amicizia. E’ il simbolo di vita.Questo colore domina anche nelle tele notturne ( Notte stellata, 1889).Dal 1888 al 1890 si passa dal giallo del sole simbolo di vita, all’assenza di sole, simbolo di morte.Inizialmente, Vincent voleva attingere al sole per brillare e consumarsi nella luce della verità, in seguito si rifugia nella terra perché non può più attingere al cuore del sole. Questa estraneità lo conduce all’automutilazione; prima dell’orecchio, poi della ragione e infine della vita stessa.Solo con questo sacrificio potrà cogliere la luce nel buio dell’anima.Il pittore diviene colui che si avvicina al fuoco solare e che in questo stesso modo, si brucia e si consuma.Il giallo del sole è per Vincent l’oggetto che scinde la follia creativa dall’impotenza espressiva. Siamo nell’ultima fase della sua vita; la gamma cromatica è limitata a pochi colori: giallo, blu, nero e verde, applicati sulla tela con pennellate dense e disordinate.La linea diviene contorta ed avvolgente, come se volesse  esprimere la chiusura in se stesso, nella sua solitudine. Siamo giunti al traguardo, il cerchio si chiude con Campo di grano con corvi. Vincent è consapevole della sua definitiva incapacità di instaurare un rapporto con ilmondo esterno e con sé stesso. Ormai sconfitto decide di autoannullarsi.Il suicidio diventa l’occasione per realizzare l’ultima missione della sua vita: lui che non era riuscito in vita a realizzare niente di socialmente utile, pensava di farlo da morto. In realtà l’occasione è solo un pretesto, tipico dei folli, di  trovare delle motivazioni etiche al proprio agire disperato.Campo di grano con corvi” è l’ultima opera dipinta dal pittore olandese.Questa tela rappresenta la fuga senza speranza da un mondo perduto. Il sole che Vincent amava tanto non compare in quest’opera. Ciò sta ad indicare la minaccia di morte; è il mondo che lo sta respingendo ai confini della follia. La luce violenta del giallo, il blu profondo del cielo minaccioso e il vento conferisconoall’opera una gran drammaticità. Il salire del sentiero verso il cielo burrascoso, nel contrasto fra il giallo del grano ed il nero dei corvi, rimanda al pensiero del suicidio, ed alle immense tensioni e domande che precedono questo gesto. La strada è senza via d’uscita perché i campi, che esprimono i valori rurali del passato, nulla possono contro i nuovi valori borghesi, rappresentati da un cielo che pare un oceano in tempesta, in cui il chiaro si mescola allo scuro confondendo ogni cosa.La strada è un’ansia, un desiderio oscuro, nervoso, di trasformare la realtà. E’ la sua tensione febbrile verso un’arte che possa dare gioia e consolazione all’umanità.Vincent si rende conto di non avere forze sufficienti e percorre virtualmente questo sentiero, non sapendo né dove andare e né cosa cercare, non ha futuro.In mezzo a questo cielo tenebroso macchie bianche indistinte, sembrano voler indicare gli astri o nuvole minacciose, ma in realtà raffigurano la solitudine dell’artista, ripiegato su se stesso. Non c’è luminosità nel cielo. I campi sono gialli soltanto perché ricevono una luce dall’interno. In questa tela si scontra il furore del giallo (la passione interiore per l’assoluto) e l’oppressione del blu-nero (le ipocrisie del vivere sociale).Qui, insieme al colore denso e pastoso, le pennellate, rabbiose e scomposte, lasciano sulla tela pezzi di vita di Vincent.L’atmosfera è cupa; l’artista, non vede futuro per la sua esistenza, anche se la sua anima continua ad ardere di passione. I corvi neri arrivano come avvoltoi sul suo cadavere. La morte si sta avvicinando e di questo Vincent ne era consapevole. Questo quadro è il suo ultimo grido disperato. E’ la società che lo “suicida”, eliminando un membro scomodo, estraneo al sistema.Vincent con tanta lucidità, non solo mette per iscritto la sua fine “Nel mio lavoro ci perdo la vita e la mia ragione è consumata per metà( lettera a Theo, 27.07.1890) ma soprattutto riesce a rappresentarla nell’opera “Campo di grano con corvi, a dimostrazione della sua  genialità contro coloro che lo qualificano esclusivamente un pazzo.L’arte è per Vincent una vera religione a cui dedicarsi fino al sacrificio finale.Con Vincent si parla di legame tra arte-vita-annientamento. Ormai ha perso fiducia nel mondo, non vede più lo sbocco di un sentiero. Egli era consapevole di aver concluso la sua missione e consegna ai posteri l’ultima sua opera. La sua vita è stata consumata dal bisogno creativo.È proprio per sublimare, per colmare una mancanza, che l’artista produce arte dando un senso alla propria esistenza,  rischiando persino di perderla.L’arte conduce ad una estrema differenza, non appartenenza. E’ una sanità semplicemente diversa da quella della “normalità” e per questo vista come malattia.L’artista si muove in un mondo di feroce normalità, che finisce per isolarlo nella sua diversità.L’arte per Vincent fu un vero delirio ardente, la sua linfa vitale, un vortice possente che scuote le piccole cose, fino a morirne.La tela, carne della sua carne; i colori, sangue del suo sangue; l’occhio, strumento per guardare oltre il possibile, dentro l’umano.Se Vincent si suicida, non è per rassegnazione e negazione, ma solo per affermazione della sua esistenza, della sua arte, della sua differenza.Vincent è un uomo che ha preferito accettare di diventare pazzo piuttosto che venir meno ai propri principi, al vivere puro, guardare oltre il reale, oltre l’apparenza delle cose.In una delle sue lettere scrive:“… La vista delle stelle mi fa sempre sognare, come pure mi fanno pensare i puntini neri che rappresentano sulle carte geografiche città e villaggi…. Se prendiamo il treno per andare a Rouen, possiamo prendere la morte per andare in una stella. ”Il 27 luglio 1890, Vincent volle imboccare la strada della morte per andare in una stella, in uno di quei amati vorticosi sfavillii che dominano nelle tele notturne, raggiungendo così quello a cui aspirava da sempre.

 

 

 

 

 

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