Le dinamiche affettive e relazionali nel gruppo – classe.

mar 26 lug 2011

Approfondimenti

Dott.ssa Irene Dellisanti.Pedagogista Clinico

                                                                                                                                                                                    

La classe scolastica è un gruppo di pari sui generis, un sistema sociale autonomo con le sue regole, formali e di fatto, e i suoi processi, tra i quali spiccano quelli educativi.

E’ caratterizzata dal fatto di essere costituita non sulla base delle scelte personali dei soggetti che ne fanno parte ma di scelte e di criteri amministrativi e istituzionali e di scopi didattici e formativi. Inoltre è un gruppo che prevede la presenza di uno staff di conduttori rappresentato dai docenti, che lo guidano e lo orientano sulla base di percorsi distinti e integrati dal punto di vista disciplinare, emotivo e relazionale. Infine è un gruppo a termine e fin dal momento della sua definizione è consapevole che la sua durata è determinata.

In genere gli studenti hanno la percezione della classe come gruppo e non come semplice aggregato di individui. Questa identità gruppale è percepita in maniera complessa e a volte ambivalente da alcuni studenti.

Se la classe è un gruppo strutturato, solidale e compatto, i ragazzi vivono questa condizione in maniera positiva. In questo caso il gruppo ha la funzione di contenimento dell’ansia, di sostegno emotivo e di aiuto per tollerare le frustrazioni legate all’apprendimento e alla valutazione. La struttura coesa del gruppo emerge e si rafforza in presenza di situazioni conflittuali, soprattutto nei confronti di alcuni insegnanti o di qualche alunno della classe.

La compattezza del gruppo dipende dall’esistenza di regole e norme comuni rispettate da tutti e da valori e obiettivi condivisi e sentiti come propri da tutti.

L’atteggiamento degli insegnanti è ritenuto decisivo, perchè se anche essi rispettano le regole condivise la classe è portata a strutturarsi come gruppo in senso positivo e collaborativo, mentre se i docenti non vi si adeguano, il gruppo può compattarsi in direzione aggressivo-difensiva, oppure si può frammentare, perchè in alcuni casi scatta una lotta per la sopravvivenza individuale che porta alla competitività fra gli studenti e a scelte personali opportunistiche ed egoistiche.

Secondo gli studenti, il gruppo-classe assolve ad alcune funzioni considerate positive e significative. Infatti il gruppo permette lo scambio di informazioni, sostiene e incoraggia gli studenti più fragili e meno fiduciosi in se stessi, consente di condividere i problemi e attenua l’impatto emotivo degli eventi negativi. Inoltre il gruppo ha ricadute positive a livello di rispecchiamento, cioè l’individuo impara a conoscere se stesso mediante la relazione con gli altri e attraverso l’immagine di sé che i compagni gli rimandano.

La presenza di una figura leader è molto importante per dare compattezza al gruppo, per guidarlo, eliminare le tensioni e dare voce ai suoi bisogni. In genere il ruolo di leader è attribuito ad un alunno dotato di forte personalità e di empatia nei confronti dei bisogni della classe. Lo studente-leader è quindi espressione della classe o della sua maggioranza. A volte si attiva per aiutare i compagni a gestire situazioni conflittuali all’interno del gruppo o nei confronti dei docenti; in alcuni casi sostiene un “modello cooperativo” basato sul “fare insieme”, sul condividere le conoscenze per superare le difficoltà dei compagni.

Anche un docente può ricoprire il ruolo di leader; in questo caso viene considerato non un capo, ma come colui che “anima l’identità del gruppo”. L’insegnante che gli studenti identificano come leader della classe è in grado di svolgere il suo ruolo in maniera autorevole, è esigente ma anche comprensivo ed ha la capacità di contenimento dell’ansia e delle frustrazioni.

I ragazzi infatti non cercano né egualitarismo assoluto né anarchia né dittatura, ma un professore – leader che sia in sintonia con i bisogni della classe e che sia competente nella disciplina che insegna. Inoltre deve possedere doti relazionali ed empatiche, saper attivare la condivisione dei problemi, potenziare l’autostima degli studenti, riuscire a contenere l’ansia e favorire l’attivazione del pensiero di gruppo. Il docente – leader fa sentire la classe come un gruppo dinamico, efficiente e vivo.

La classe ricava vantaggio da questa relazione, ma anche il docente si sente motivato; si genera così un sistema virtuoso circolare che si autoriproduce: con un certo professore tutti stanno bene e si impegnano e anche lui è a proprio agio e dà il meglio di sé.

I docenti giudicati negativamente dagli studenti, e quindi esclusi da qualsiasi possibilità di ricoprire il ruolo di leader, sono quelli che si relazionano con la classe senza empatia e senza capacità di contenimento dell’ansia degli alunni e che adottano uno stile educativo permissivo oppure autoritario.

Nel primo caso, l’insegnante lascia che le cose vadano per il proprio verso con rassegnazione, attribuendo la responsabilità alla classe e adottando a volte un falso spirito tollerante e democratico. Lo stile autoritario è invece quello dell’insegnante rigido e sordo alle richieste della classe.

In entrambi i casi viene utilizzata una modalità didattica fredda e distaccata, che non tiene conto dell’individualità e dei bisogni dei ragazzi, mentre le differenze nel profitto vengono considerate il risultato di un processo quasi naturale e non modificabile attraverso l’azione didattica.

Nei confronti del lavoro scolastico il gruppo-classe può presentare tratti regressivi e tratti costruttivi. Quando il gruppo presenta una “tendenza regressiva” evidenzia una difesa nei confronti dell’apprendimento, del quale si teme la portata trasformatrice, e nei confronti del docente, vissuto come figura che tende ad imporre una condizione di dipendenza.

La classe in cui prevale una disposizione regressiva si compatta in modo da non lasciare spazio al pensiero individuale autonomo e critico, e oppone una barriera difensiva all’apprendimento autentico. La classe si sente forte proprio perchè il gruppo è unito nel vanificare lo scopo per cui si è formato. I docenti sono attaccati in quanto potenziali minacce, perchè sostengono una prospettiva estranea, complessa e problematica. L’onniscienza illusoria del gruppo viene opposta al nuovo sapere percepito come destabilizzante rispetto all’immagine di sé che va conservata intatta.

L’attacco al docente cerca di vanificare gli obiettivi didattici e si manifesta in tre modi: attraverso il distacco emotivo e la mancanza di attenzione e interesse; attraverso la strutturazione aggressiva del gruppo secondo lo schema di attacco e fuga; mediante l’assunzione di un atteggiamento seduttivo nei confronti dell’insegnante, che viene gratificato e idealizzato per poter attaccare il suo ruolo, alterando la distanza reciproca e la sua oggettività di giudizio e valutazione.

Il gruppo-classe presenta invece una “tendenza costruttiva” quando utilizza la propria compattezza per acquisire un apprendimento corretto e critico, non limitato ad una comprensione superficiale e nozionistica. Il docente in questi casi “usato” nel significato winnicottiano, nel senso che la classe si appropria del suo sapere in funzione emancipante.

La relazione tra alunni e insegnante in questo caso è armoniosa e, pur rispettando i relativi ruoli, c’è comprensione, scambio affettivo e rispetto.

Il “noi” della classe regressiva è usato come barriera difensiva e usa strategie come il distacco emozionale, il disinteresse o la seduzione, mentre il “noi” della classe costruttiva è accogliente e recettivo.

L’esperienza relazionale vissuta all’interno della classe è ritenuta sempre significativa dai ragazzi, sia quando lo studente si sente parte attiva e inscindibile della propria classe, sia quando questo senso di appartenenza è più labile o viene vissuto con disagio.

L’esperienza del gruppo-classe è importante nel processo di costruzione dell’identità, in quanto presenta una molteplicità di riferimenti costituiti dai docenti e dagli studenti e un insieme di variabili relazionali, emotive, strategiche e cognitive, che consentono all’identità dell’adolescente di plasmarsi, ristrutturarsi e adattarsi.

La complessità del contesto relazionale della classe favorirà inoltre l’attivazione del pensiero, la funzione riflessiva e la tolleranza della frustrazione, componenti essenziali nel processo di apprendimento scolastico e importanti in qualunque processo di elaborazione psichica.

Non bisogna infine dimenticare che i docenti non occupano una posizione neutrale o esterna, ma contribuiscono a strutturare, a motivare, a far funzionare o far inceppare il gruppo-classe. Sono parte costitutiva  di questo gruppo e a loro volta ne risentono, ne accolgono i riflessi e ne avvertono le ricadute, che devono saper elaborare.

Nel sistema complesso di persone che interagiscono all’interno dell’aula l’elaborazione identitaria riguarda, oltre gli alunni, anche gli stessi insegnanti, che a loro volta si misurano con un contesto sfaccettato, dinamico e fluido, che può incidere in maniera significativa sul loro sé, e non solo in riferimento all’attività professionale.

Essere consapevoli di tutti questi aspetti della relazione in classe aiuta il docente a costruire un ambiente emotivo favorevole all’apprendimento e alla conoscenza e ad affrontare con maggiore consapevolezza le difficoltà relazionali e motivazionali che caratterizzano spesso il lavoro scolastico.

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